SULLE ALI DI WANG-NAJ
Era un luminoso mattino d'estate e per il piccolo "Falco-che-ride"
sarebbe stato un giorno assolutamente speciale. Era il giorno del suo settimo
compleanno e avrebbe trascorso tutto il tempo assieme al nonno Zampa d'Orso. Da
lì a qualche giorno, al solstizio d'estate, si sarebbe celebrata la Danza del
Sole e per la prima volta anche Falco-che-ride vi avrebbe preso parte. Era un
rituale antichissimo la cui origine si perdeva in tempi lontani, nei quali gli
uomini vivevano nel rispetto della terra che consideravano la loro "Grande
Madre". Zampa d'Orso gli raccontò molte storie sulle origini della
prateria e del suo popolo, storie di un passato vissuto in pace ed in armonia
con tutte le forme del creato.
" Devi sapere - gli disse il nonno - che a quei tempi nessuno avanzava
pretese nei confronti della terra e la consideravamo non come un'eredità
ricevuta dai nostri padri, ma come un immenso patrimonio preso in prestito dai
nostri figli. Perciò abbiamo sempre preso solo ciò che ci era necessario per
vivere e niente di più. Per questo motivo la terra con noi è sempre stata
generosa e ci ha lasciato a disposizione la natura con tutti i suoi doni !"
" E' per questo che facciamo la Danza del Sole ?"- chiese il piccolo
indiano.
" Sì ! Danziamo per ringraziare la nostra Grande Madre di averci dato la
vita e nella speranza che i nostri figli possano fare lo stesso !"
" Questo è un mio regalo per te !" - disse il vecchio, porgendo a
Falco-che-ride un flauto di canne che aveva fatto apposta per lui. Poi , preso
un altro flauto, gli fece ascoltare alcune antiche melodie e con pazienza gliele
insegnò . Il piccolo indiano le imparò con facilità ed entusiasmo e nel
pomeriggio dello stesso giorno il nonno, soddisfatto, gli diede in cambio del
suo impegno un meraviglioso cavallo. Falco- che-ride corse in groppa al suo
nuovo amico per il resto di quella memorabile giornata, finché il sole sparì
oltre le montagne sull'orizzonte lontano.
Quella stessa sera Falco-che-ride, col suo flauto al collo, si recò alla fonte
poco fuori del pueblo per riempire alcune brocche d'acqua. Fu allora che si
accorse che dal cielo cadevano alcune strane gocce dai riflessi argentei che non
assomigliavano affatto alle piogge che aveva sempre visto. Una fitta foschia gli
impediva di vedere da dove giungessero e così prese il suo cavallo e si diresse
verso le colline poco distanti. Passato al di sopra della densa foschia,
finalmente fu in grado di vedere che quelle gocce erano in realtà le lacrime
della Luna. Questa, nelle sembianze di una giovane squaw, se ne stava seduta su
di un altopiano a piangere in completa solitudine. Il piccolo indiano le chiese
il motivo di tanto sconforto e lei rispose:
" Piango, piccolo amico, perché ogni notte mi giungono le preghiere di voi
uomini e in particolare quelle dei bambini, che mi chiedono aiuto per scacciare
le sofferenze che vi rattristano. Ma io purtroppo non posso fare nulla e la
vostra malinconia mi fa piangere. Spero solo che le mie lacrime vi invitino a
riflettere e che riusciate ad eliminare le cause del vostro dolore!"
" Ma io non sono triste!- disse Falco-che-ride - Cosa posso fare perché
anche gli altri siano felici e perché tu non debba più piangere ? "
" Sali in cima alla più alta di queste montagne, lì troverai il nido di
Wang-Naj, la grande aquila. Lei è l'unica che può fare da tramite fra gli
uomini e il Grande Capo del Sole. Se le spiegherai i tuoi buoni propositi, forse
lei ti aiuterà."
Falco-che-ride salì fino alla vetta più alta e lì trovò il nido della
gigantesca Wang-Naj. Viveva là in cima da tempo immemorabile e nessun uomo
aveva mai osato raggiungerla . Il piccolo indiano le raccontò ciò che lo aveva
spinto ad arrampicarsi fin lassù alla ricerca del suo aiuto e Wang-Naj lo
ascoltò con attenzione, poi infine parlò così:
" Sei coraggioso piccolo uomo e i tuoi intenti sono sicuramente nobili, ma
se vuoi che il Grande Capo del Sole ti ascolti dovrai fare qualcosa di speciale
per lui. Sarà un viaggio lungo per salire fino al suo regno e sarà bene che
nel frattempo ti prepari a fargli una gradita sorpresa o ci caccerà senza
alcuna pietà". Wang-Naj fece salire Falco-che-ride sul proprio dorso e con
possenti battiti d'ali e rapide planate si diresse verso il blu più profondo
del cielo e proseguì oltre, finché i due giunsero nei pressi del Grande Capo
del Sole. Falco-che-ride si rivolse al Grande Saggio. Osservò l'enorme
copricapo da cui emanavano abbaglianti raggi di luce di intenso calore e
raccontò il motivo della sua visita. Poi prima che l'altro potesse parlare,
prese a suonare una dopo l'altra le melodie che gli aveva insegnato Zampa
d'Orso, danzando senza fermarsi finché il Grande Capo si lasciò sfuggire una
risata di puro divertimento.
" Ah ! Ah ! Era da tantissimo tempo che non udivo queste canzoni e tu le
hai suonate con grande maestria. Quando tornerai alla tua terra salutami Zampa
d'Orso e consegnagli questo sacchetto !" Così dicendo gli porse un
sacchetto contenente alcuni semi magici e gli disse di consegnarli al vecchio
nonno, lui avrebbe saputo cosa farne. Poi salutò i due, tenendo per sé il
flauto come ricordo.
Durante il viaggio di ritorno Wang-Naj si complimentò col piccolo indiano per
il risultato conseguito e gli spiegò come richiamarla se in futuro avesse avuto
bisogno del suo aiuto.
Il mattino seguente Falco-che-ride si precipitò dal nonno e gli raccontò d'un
fiato la sua fantastica
avventura. " Sei sicuro di non avere solo sognato? " - disse il
vecchio inarcando le folte sopracciglia.
Fu allora che il piccolo indiano gli diede il sacchetto e quando Zampa d'Orso lo
aprì e ne vide il contenuto comprese che il bambino aveva detto la verità e
che non c'era tempo da perdere.
" Mostrami il luogo in cui hai visto cadere quelle gocce, perché proprio
lì dobbiamo sotterrare questi strani semi !" Raggiunsero assieme la
collina e lì misero a dimora i semi magici, dove era ancora visibile il punto
in cui erano cadute le lacrime della Luna.
"Ora dobbiamo solo aspettare…sono proprio fiero di te, ragazzo !"-
disse Zampa d'Orso con un luminoso sorriso. Nell'attesa che qualcosa avvenisse i
due ballarono e suonarono il flauto del nonno ripassando le canzoni del rituale
della Danza del Sole. Quando il sole fu sufficientemente alto nel cielo e i suoi
raggi poterono sfiorare il pendio sulla collina, dal terreno spuntarono
centinaia di piante simili a quelle del mais. Ogni fusto portava almeno una
dozzina di grosse pannocchie. Ogni pannocchia poi conteneva migliaia di
minuscoli semi che brillavano come diamanti. Era uno spettacolo magnifico e
Falco-che-ride e suo nonno impiegarono tutto il giorno per raccogliere tutti
quei semi.
Al crepuscolo fecero ritorno al pueblo e lì Zampa d'Orso diede al ragazzo un
antico scudo in cui misero tutti i semi raccolti. Falco-che-ride salì sulla
terrazza sopra la sua bassa casa e preparò un falò. Poi col nonno fece segnali
di fumo in direzione della montagna, come gli aveva spiegato Wang-Naj. Poco dopo
la gigantesca aquila comparve planando, mentre gli ultimi raggi del sole
infiammavano il cielo poco sopra l'orizzonte. Wang-Naj atterrò leggera sul
tetto piano e di lì spiccò il volo portando con sé il piccolo indiano col suo
scudo. Sulle ali di Wang-Naj, Falco- che-ride volò per tutta la notte,
percorrendo i cieli di tutto il mondo e spargendo ovunque i piccolissimi semi,
come suo nonno gli aveva detto di fare. Quando i due fecero ritorno al pueblo
stava sorgendo l'alba del nuovo giorno e trovarono Zampa d'Orso sul tetto ad
attenderli. Wang-Naj raccolse le forze per fare ritorno al suo nido portando con
sé l'ultimo dei semi rimasti. Si dice che lo conservi ancora come testimonianza
della amicizia degli uomini.
Quella fu ovunque, su tutta la terra, l'alba di un giorno speciale poiché ogni
bambino si svegliò sorridendo e senza alcuna traccia di tristezza. Grazie
all'impresa di Wang-Naj e di Falco-che-ride ognuno di loro portava nel cuore un
seme straordinario, il seme della vita e della speranza. Come i semi magici del
sacchetto, ogni bambino crescendo avrebbe dato nuovi frutti, moltiplicando quei
sorrisi fino ad invadere l'intera umanità. Da quel giorno perfino la Luna smise
per sempre di piangere.
Esiste ancora uno di quei magici semi ed é compito di ognuno di noi farlo
germogliare…