SAIREL DELLE FARFALLE
Il piccolo Sairel era da sempre vissuto lì , dove era nato quasi sette anni
prima , in uno dei sobborghi del Cairo che si spingeva fino a ridosso dell'
antico villaggio di Nazlet-el-Samaan , non distante dal sito archeologico di
Giza.
Lo si poteva senz'altro definire un figlio dell' Egitto. Non solo era
perfettamente integrato con la realtà di quei luoghi antichissimi, ma già ad
una prima occhiata dava l'impressione di avere qualcosa di indefinibile. Dai
lineamenti appariva come una creatura dall' aspetto incontaminato, quasi
primitivo. I suoi luminosi e profondi occhi ambrati erano da sempre incantati
nella magica contemplazione degli antichi monumenti. Erano un vero mistero, ma
non solo per lui. Una civiltà ancestrale li aveva innalzati migliaia di anni
prima e a distanza di tanto tempo continuavano a richiamare in quei luoghi folle
di turisti da ogni parte del mondo.
Sairel ne era letteralmente affascinato e non riusciva a separarsene nemmeno
quando dormiva. Spesso i suoi sogni si svolgevano proprio sulla scena dei Templi
in rovina ai piedi della grande Sfinge. Altre volte aveva vissuto strani viaggi
all' interno di condotti sotterranei che si inoltravano a profondità abissali
sotto le gigantesche Piramidi. Nelle sue fantasie di bambino quelle rovine si
aprivano su vasti paesaggi assolati che si estendevano a perdita d'occhio fra
costruzioni dall'architettura geometrica e purissima. Maestosi palazzi decorati
svettavano al di sopra di strade lastricate rilucenti sotto il sole. Qui Sairel
godeva della bellezza degli ampi spazi verdeggianti disseminati da floride palme
e alberi ornamentali. Ovunque immaginava la presenza di fantastici giardini che
sfoggiavano fiori dai vividissimi colori. La città brulicava di vita e gli
operosi abitanti erano impegnati in ogni genere di attività, animando di suoni
e musica le immense piazze adibite a mercati. In quelle visioni così vivide
riusciva a distinguere ogni genere di rara mercanzia, che mai aveva visto
altrove. Gli uccelli riempivano l'aria di melodiosi canti al suono dei quali una
varietà di multicolori farfalle sembravano danzare lievi volando da un fiore
all' altro…
Le farfalle lo attiravano anche nella realtà. Sairel era riuscito col tempo a
crearsi una attività del tutto unica, cui si dedicava durante la buona
stagione, quella che contava il maggior numero di presenze di stranieri a Giza.
In quei mesi Sairel godeva di una più ampia libertà di azione. In estate non
doveva andare a scuola e i genitori erano maggiormente impegnati con il lavoro.
La madre era occupata nella produzione di souvenir che andavano a ruba fra i
turisti. Erano riproduzioni di antichi papiri istoriati e piccole statuette di
terracotta raffiguranti i mitici " Dei del Primo Tempo ", ad
imitazione di quelle che si potevano ammirare nel Museo di antichità egiziane
del Cairo. Altri oggetti replicavano con estrema perizia alcuni degli antichi
amuleti impiegati dai sacerdoti di Eliopoli durante i riti magici. Il padre
invece era una delle guardie a custodia del sito archeologico. In quel periodo
dell' anno risultava più che mai impegnato, anche per l'intensificarsi dei
turni di sorveglianza e l'incremento delle visite ai monumenti.
Sairel trascorreva così molto più tempo con la nonna materna. Si chiamava
Jasira. Era una donna dai limpidi occhi di un insolito verde cristallino,
certamente molto vecchia e tuttavia attivissima. Originaria di Alessandria,
godeva di una certa stima fra gli abitanti del quartiere. La sua compagnia
infatti risultava tutt'altro che noiosa, anche per via delle comprovate doti di
chiaroveggenza e di altre stranezze. Girava voce che fosse una "maga
". Era stato proprio con l' aiuto di sua nonna, che Sairel aveva reso
fertile un piccolo orto poco al di fuori dei bazar del Cairo. Con impegno e
pazienza avevano ottenuto bellissime piante ornamentali dai fiori profumati.
Sebbene molti di questi venissero colti dalla nonna per le sue misteriose
"preparazioni", ne rimanevano ugualmente una tale quantità da
richiamare una popolazione multiforme e assai variopinta di farfalle di tutte le
specie. Erano le migliori amiche del piccolo Sairel.
Già…perché Sairel riusciva a comunicare con quelle farfalle ! Era una
condizione istintiva e naturale per lui, che ne conosceva i più intimi segreti,
ne condivideva le intenzioni ed era in grado di intuirne i comportamenti. Le
aveva osservate accuratamente per molte stagioni e loro lo avevano ripagato
delle sue attenzioni con insoliti comportamenti. Inizialmente si limitavano a
svolazzargli attorno, gli si posavano sulle mani o fra i capelli e in seguito
avevano preso a seguirlo nelle sue escursioni fra i monumenti. Lì era capace di
restare per ore sotto il sole a fantasticare di quel glorioso passato di cui le
piramidi ed i templi erosi erano i più eloquenti testimoni .
Jasira lo osservava da lontano mentre vagava sui terrapieni con la sua
caratteristica andatura dal passo leggero, che pareva sfiorare appena la sabbia
fine. Dietro e tutt'intorno a lui, un piccolo corteo di eteree farfalle,
sembravano impegnarlo in favolose conversazioni i cui argomenti però,
rimanevano segreti.
Proprio la nonna gli aveva fornito la giusta idea per guadagnarsi qualche
spicciolo, che Sairel poi
avrebbe speso per l'acquisto di dolci e giochi di cui , come ogni bambino non
aveva mai abbastanza.
" Sei un bambino fortunato "…gli aveva detto.
" Non capita a tutti di essere così in confidenza con creature delicate
come le tue farfalle!"
Jasira sapeva quanto Sairel amasse l'idea di poter volare e di conseguenza
quanto apprezzasse gli aquiloni. La sua era una passione autentica e ogni volta
incorniciava con uno splendido sorriso il momento in cui il suo aquilone rapito
dal vento poteva innalzarsi altissimo sopra la piana di Giza .
" Più in alto delle piramidi ! " …così diceva il piccolo egiziano.
" Penso che se tu glielo chiedessi , loro sarebbero ben contente di darti
una mano…così potresti comprare un nuovo aquilone…nel bazar di Ibrahim ne
ho visto uno bellissimo e superleggero !"
gli aveva detto un giorno sua nonna.
" Davvero ?…E come possono aiutarmi le mie farfalle ? " aveva
chiesto subito incuriosito Sairel.
" Semplice!…Ogni giorno chiedi ad alcune delle tue amiche di entrare in
questo cesto e quando
arriva il pullman dei turisti mostra loro cosa sanno fare. Fai vedere che se lo
desiderano possono farsi fotografare mentre le tue farfalle si posano su di
loro."
L'idea di ricevere qualche bakshish in cambio di una istantanea era piaciuta al
piccolo egiziano e le sue farfalle di buon grado facevano a turno per inscenare
splendide coreografie aeree da presentare ai turisti.
Lo spettacolo durava solo pochi minuti e sortiva sempre l'effetto di stupire il
pubblico improvvisato dei visitatori. In molti allungavano qualche spicciolo nel
cesto di quello che consideravano senza dubbio un originale e quanto mai superbo
ammaestratore.
In breve la fama di " Sairel delle Farfalle ", così avevano preso a
chiamarlo, si era diffusa per tutto il Cairo. Il piccolo egiziano aveva persino
ottenuto un regolare permesso a frequentare il sito archeologico in presenza di
suo padre.
Nel giro di poche settimane Sairel aveva potuto recarsi dal vecchio Ibrahim e
comprare il suo fantastico aquilone acrobatico. Ogni pomeriggio dopo le cinque,
approfittando di una corrente termica, compiva strepitose evoluzioni nel cielo
sopra la piana di Giza .
Trascorsero così i giorni di quella vacanza e Sairel era ogni giorno più
affezionato alle cose che gli erano più care…i suoi fiori, le sue farfalle,
il suo aquilone e non da ultima Jasira . Da lei aveva imparato molte cose che la
curiosità gli imponeva di conoscere e si era reso conto che la nonna aveva
sempre una risposta da dare ad ogni sua domanda . Aveva spesso l'impressione che
sapesse molte più cose degli stessi insegnanti che lo educavano a scuola. Non
quel genere di conoscenza che si acquisisce sui libri, ma di cose più profonde,
che riguardano le misteriose leggi che governano le dimensioni più sottili
dell'essere…per citare un termine che lei spesso usava.
Una sera che sua madre era costretta a fare più tardi per via della mole di
lavoro e suo padre era impegnato nel turno di notte, Sairel rimase a casa della
nonna. Sapeva che quella sarebbe stata una serata davvero speciale. Di solito
sua madre era contraria a lasciarlo da solo con Jasira dopo il tramonto. In
quelle ore lei si dedicava a stravaganti riti che per la maggior parte dei figli
corrispondevano a sciocche superstizioni di gente ignorante . La casa in cui
abitava la nonna era
molto austera, dotata solo del mobilio indispensabile e piena di mensole su
tutte le pareti, che ospitavano un gran numero di libri vecchissimi e oggetti
alquanto bizzarri, mai visti altrove . Solo alcuni lumi accesi qua e là
consentivano di penetrare il fitto buio che pervadeva gli ambienti. Questi
davano perciò l'impressione di essere molto più spaziosi di quanto in realtà
non fossero. La casa stessa era antichissima e Jasira vi aveva vissuto da
sempre, dopo che era giunta al Cairo. Diceva che era un luogo perfetto per
viverci in meditazione, poiché racchiudeva in sé l'essenza stessa del tempo e
dello spazio. Pare che come altri edifici del Cairo, fosse stata costruita
utilizzando i blocchi di rivestimento staccatisi dalla Grande Piramide a seguito
del violento terremoto del 1301 a.c.
A parte Jasira, a condividere la sua casa, c'era solo un massiccio gatto moro di
nome Reis. A giudicare dall'incedere sinuoso, doveva essere anch'esso piuttosto
anziano e non mancò tuttavia di presentarsi con assoluta fiducia al nuovo
piccolo ospite .
La nonna accese alcuni lumi sopra il pesante tavolo di ulivo e fra questi
posizionò un vassoio
di bronzo su cui erano evidenti bassorilievi e geroglifici disposti attorno a
figure enigmatiche .
Jasira spiegò a Sairel che quelle raffigurazioni rappresentavano le divinità
di un culto antichissimo celebrato fin dai tempi dello Zep Tepi, la leggendaria
età dell'oro del primo tempo .
Dopo aver pronunciato alcune formule incomprensibili, l'anziana chiromante
vuotò il contenuto di un piccolo sacchetto all'interno del pesante piatto.
Successivamente col palmo della mano sinistra distese la finissima polvere che
ne aveva versato, formando alcuni cerchi concentrici .
"Tutto comincia e tutto finisce... come nel cerchio piccolo Sairel, in una
eterna spirale aperta attorno ad ogni dimensione del possibile… "
sentenziò Jasira.
"Ora osserva attentamente e ricorda di rimanere in silenzio…kheper non
dovrà essere disturbato
per alcun motivo!"
Così dicendo Jasira posizionò al centro del disco di polvere iridescente un
grosso scarabeo ed accanto a questo una piccola palla ricavata da una pietra
dura finemente lisciata, tanto da assomigliare ad una biglia di vetro .
Lo scarabeo rimase per qualche istante immobile, come a voler prendere una
importante decisione. Girò su se stesso e dopo aver poggiato le zampe
posteriori sulla piccola palla, prese a spingere aiutandosi con le zampe
anteriori. Disegnava così strani segni nel procedere a ritroso, ora
accostandosi, ora allontanandosi dal bordo del vassoio di bronzo. Il tutto durò
per il tempo necessario a Jasira per bisbigliare in tono sommesso una cadenzata
canzone. Sairel non riuscì a comprenderne le parole, che avevano creato una
atmosfera carica di magia attorno al misterioso evento . Finita la canzone lo
scarabeo, come obbedendo ad un tacito ordine, spinse la pietra sferica
oltre lo strato di polvere, in corrispondenza di una delle dodici raffigurazioni
divine .
Fu allora che Jasira, lasciandosi andare ad un gioioso sorriso, si rivolse
nuovamente al nipote…
"Lo sapevo…io non ho mai avuto dubbi mio piccolo Sairel… kheper ha
annunciato nuovi e felici eventi che ti riguardano…la tua vita spirituale
sarà in costante evoluzione d'ora in avanti !"
Il piccolo egiziano sorrise a sua volta nel vedere la buffa espressione della
nonna che illuminata dalle deboli fiaccole accese sul tavolo, emanava una luce
rassicurante dagli scintillanti occhi verdi .
Poi di nuovo tornò a scrutare gli occhi di Sairel e facendosi d' improvviso
più seria, domandò…
"A me è venuta una fame da lupo…e a te ? "
Solo ora si accorgeva di non avere ancora mangiato niente e il profumo che
proveniva dalla stufa a legna posta in cucina gli faceva venire l'acquolina in
bocca. Già pregustava il sostanzioso cus cus, cui sarebbero seguiti degli
squisiti biscotti fatti con miele e frutta secca. Sairel ne era ghiottissimo.
Dopo la cena Jasira sedette accanto al fuoco chiamando vicino a sé il nipote.
Narrò quindi una storia che gli aveva raccontato suo marito Ahmed, di ritorno
da uno dei suoi viaggi a oriente alla ricerca di spezie, tappeti e stoffe
pregiate che poi rivendeva nel suo bazar…quello che dopo la sua scomparsa era
rimasto al fratello Ibrahim .
" Tuo nonno era un uomo davvero speciale… e assai colto, per giunta
!"
"Aveva viaggiato attraverso molti paesi, conosciuto tanti popoli dai
costumi più svariati…ma solo
qui fra la sua gente si sentiva a casa sua…Qui da giovane era stato iniziato
agli antichi misteri e per tutta la sua vita si dedicò allo studio delle
conoscenze tramandate dal lontano passato. Viaggiava e ne approfittava per
ampliare la sua sapienza, per scambiare opinioni e interrogare ovunque fossero,
gli uomini più sapienti. I libri che vedi alle pareti, sopra le mensole, li
raccolse tutti lui nel corso di una vita di scambi e di faticose ricerche. Il
suo desiderio di conoscere non aveva limiti. La sua saggezza con gli anni si
rivelò preziosa per tutti noi e per la gente di questa terra che lo aveva in
grande considerazione. Persino il governatore spesso lo mandava a chiamare
perché lo aiutasse a prendere una decisione importante in campo diplomatico o
economico… "
Il piccolo egiziano ascoltava incantato le parole che Jiasira pronunciava con
tono pacato, accarezzando sulla massiccia testa il robusto gatto che le stava in
grembo. Notò sorridendo che a dispetto della ragguardevole mole, produceva un
delicato sottofondo di fusa armoniose e quasi impercettibili. Le fessure degli
occhi, fra le palpebre, si facevano via via più sottili.
" Devi sapere piccolo Sairel che tu gli somigli molto, anche se non lo hai
mai conosciuto…
Lui era come te, aveva la stessa luce nello sguardo e per lui le creature della
terra non avevano segreti…Devo confessarti che a volte guardandoti mi sembra
di rivederlo…Sono passati tanti anni da quando partì per il suo ultimo
viaggio, da cui non fece più ritorno ."
Jasira si fermò per qualche istante. Aveva lo sguardo perso nel vuoto, come per
raccogliere le immagini dalla memoria e riportarle nello spazio di fronte a sé,
leggendole come in un film sullo schermo del suo passato…prese un ampio
respiro e con un sorriso tornò a rivolgersi al suo piccolo nipotino,
riprendendo così la narrazione.
" Tuo nonno era ossessionato dal desiderio di conoscere a fondo i più
intimi segreti della vita.
Per quanto avesse più volte dimostrato di essere più saggio di altri uomini,
si riteneva ancora profondamente insoddisfatto, per non essere riuscito a
cogliere il significato più profondo della nostra esistenza. Aveva passato ogni
istante del suo tempo libero nello studio e nella ricerca in campo scientifico,
filosofico e metafisico spingendosi fin nel territorio della interpretazione dei
sogni. Da questi aveva tratto ispirazione e forza e spesso dalle sue visioni
erano giunti quei suggerimenti che avevano rafforzato la sua radicata fede nelle
possibilità umane . " Non c' è niente - diceva - che l' uomo non possa
affrontare e risolvere, cercando la soluzione dentro di sé !…E' possibile
ritrovare un oggetto sepolto da migliaia di anni e riportarlo con le cure
appropriate al suo primitivo splendore. Allo stesso modo ognuno può ritrovare
la scintilla vitale che brilla dentro di sé e tramutarla nel luminoso faro che
guida sempre una giusta esistenza ! " …
Nel dire ciò Jasira parve commuoversi e subito mutò il tono della
conversazione, dal momento che Sairel aveva preso ad assumere una espressione
alquanto confusa .
" Il giorno che partì per non tornare più, venne da me che non era
ancora l'alba e mentre preparavo il pane, mi raccontò di uno strano sogno…Mi
disse di essersi ritrovato solo e in mezzo ad uno sconfinato deserto di sabbia e
rocce. Era lì raccolto in meditazione e come sempre cercava di dare una
risposta agli interrogativi che aveva incisi nella mente, quando da oriente,
dove il sole sorgeva ancora basso al di sopra dell'orizzonte, aveva preso a
levarsi una leggera brezza che avanzava proprio nella sua direzione. Il soffio
del vento sollevava una densa nuvola di polvere che in breve aveva velato il
sole. Tutto era immerso in una penombra viola e da lontano giungeva un suono
armonico. Vibrazioni sommesse che sembravano essere le stesse pulsazioni della
terra, si udivano tutto attorno. Tuo nonno era rimasto immobile a guardare il
cielo oscurato sopra la sua testa e si era così accorto che la nuvola di sabbia
che ormai lo circondava, si muoveva anch'essa al ritmo di quelle vibrazioni. Poi
improvvisamente si rese conto che l'intero fenomeno era causato dal battere
delle ali di miliardi di farfalle di ogni forma e colore, che avevano ormai
invaso l'intero paesaggio . Ahmed si riprese dallo stato di incanto in cui era
piombato inizialmente per sentirsi poi invadere dalla paura. Fu allora che si
accorse che fra tutte le altre, una farfalla in particolare volava dritto verso
di lui. Era giunta innanzi ai suoi increduli occhi e ora gli si mostrava in
tutto il suo splendore. Era formata dalla stessa energia di cui è composta la
luce del sole e splendeva emanando un intenso calore. Poi una voce prese a
rivolgersi direttamente alla sua mente…
" Ahmed …l' essenza della vita che tanto aspiri a trovare è tutta qui…in
ciò che la tua mente può intuire ma che la tua mano non è in grado di
afferrare !"
Immediatamente dopo la farfalla di luce si allontanò e dietro di essa svanirono
tutte le altre, come assorbite dal sole che ora brillava alto sullo sconfinato
deserto ."
Sono certa, disse Jasira , che tuo nonno sia partito alla ricerca di quella
farfalla e non tornerà fino
a quando l'avrà trovata…solo allora il suo viaggio avrà fine."
La voce di Jasira si era fatta bassa e tremante, lasciando intuire una viva
commozione legata a quei ricordi. Rimase immobile, lo sguardo fisso a
contemplare il buio corridoio oltre la stanza. Passarono così alcuni secondi
segnati dallo scorrere di qualche lacrima sui lineamenti del suo viso, poi
entrò in scena un profondo silenzio.
Sairel si accorse che Reis aveva preso a guardare fuori dalla piccola finestra
dove gli parve di intravedere un improvviso bagliore. Senza fare rumore si alzò
dal suo sgabello ed estrasse dalla stufa una forma di pane fatto con una farina
dal colore giallo intenso e che emanava un profumo assai invitante. Introdusse
la pagnotta ancora calda in una borsa che si mise a tracolla. Senza farsi
sentire uscì dalla porta che dava sul vicolo illuminato da una falce di luna
che splendeva nel cielo.
Non c'era anima viva per le strade del piccolo quartiere e solo qualche finestra
illuminata indicava
che qualcuno era ancora sveglio in quella tiepida notte del Cairo.
Di nuovo gli parve di vedere qualcosa di luminoso in fondo alla strada là dove
c'era l'orto di Jasira. Era la prima volta che aveva la possibilità di
gironzolare di notte e da solo. Non si sentiva affatto intimorito per
l'improvvisa solitudine. Nei suoi sogni capitava spesso che vagasse attraverso
paesaggi del tutto sconosciuti, con la sicurezza di chi li conosce a menadito.
La stessa sensazione aveva quella notte. L'unica differenza stava nel fatto che
quei luoghi li conosceva davvero.
In breve raggiunse l'orto fiorito e lì si accorse che erano radunate tutte le
sue amiche farfalle, come
se avessero ubbidito ad un insolito invito per un incontro notturno. Al suo
avvicinarsi tutte quante cominciarono ad agitare le ali come per salutarlo e
così facendo il profumo dei fiori si diffuse tutto intorno. Fu allora che
Sairel la notò…a poco più di un metro di fronte a lui .
Era la più bella farfalla che avesse mai visto. Grande come le sue mani
affiancate, rimaneva con le ali dispiegate ed emanava una luce azzurra come
quella che più volte aveva notato fra le stelle.
Un brivido passò lungo la schiena del piccolo egiziano che incantato ammirava i
giochi di luce emessi dal movimento di quelle trasparenti ali che avevano preso
a muoversi allo stesso ritmo del suo cuore. Sairel ora sentiva quella stessa
luce dentro di sé. Sentiva di essere più sensibile ad ogni manifestazione
della natura. La luce, il vento, il profumo dei fiori , il calore che emanava
dal terreno, il battito delle ali di centinaia di farfalle…tutte queste ed
altre cose riuscivano a dialogare con lui e senza che fosse pronunciata una sola
parola. Fu come se il calore di milioni di stelle si concentrasse in un solo
istante in un' unica ondata di luce che avanzava dissolvendo ogni cosa .
Si ridestò da quella abbagliante visione con la sensazione di aver assorbito a
pieno quella ondata di calore e si sentiva ancora bruciare dalla testa ai piedi.
Poi, ancora stordito, si mise a seguire la strana farfalla che aveva spiccato il
volo in direzione di Giza. Dietro di lui volavano silenziose le sue leggere
amiche. Camminò a passo svelto per non perdere di vista la luminosa farfalla ed
in breve si ritrovò nei pressi del Tempio della Sfinge. Era un antico luogo di
culto dove era possibile vedere enormi monoliti pesanti decine di tonnellate,
disposti a formare spazi dalla architettura essenziale e tuttavia altamente
suggestiva. Sairel si assicurò che non ci fossero guardie nelle vicinanze e
sgattaiolò velocemente fra i giganteschi pilastri erosi dai millenni. Alla luce
della luna le pietre apparivano quasi animate da uno spettacolare gioco di
chiaroscuri che conferivano alle rovine una dimensione spettrale, come se il
luogo fosse sospeso fuori dal tempo. Il piccolo egiziano osservava ammirato la
volta del cielo attraverso gli spazi aperti fra le colossali travi di pietra
calcarea. Gli pareva che un canto sommesso giungesse fino a lui dalle remote
stelle che brillavano in quella limpida notte. Le farfalle, tutto intorno,
sembravano udire la stessa melodia e come incantate danzavano lievi nell'aria al
ritmo di quella magica nenia.
" La senti anche tu ?"- con queste parole sussurrate nell'oscurità
Sairel fu improvvisamente scosso da quell'incanto. Lo spavento iniziale passò
in un attimo e ora poteva scorgere in controluce la figura di un uomo seduto con
la schiena appoggiata ad uno dei pesanti monoliti, all'esterno del Tempio. Sullo
sfondo brillava nitida la costellazione di Orione.
" Avvicinati ragazzo…la mia vista non è più quella di un tempo! Mi
sbaglio o non sei solo…
sono farfalle quelle che ti stanno intorno? "
" Sono le mie amiche "-si affrettò a rispondere Sairel.
Nell' avvicinarsi il ragazzo notò che il suo interlocutore era avvolto da un
manto lacerato, dal quale fuoriuscivano solo i piedi scalzi e le nodose mani .
Nella sinistra stringeva un lungo bastone scolorito dagli anni. Con un gesto
lento, come se stesse nel contempo misurando ogni minima reazione del ragazzino,
l'uomo portò la destra sulla fronte e scoprì la testa incorniciata dai
lunghi capelli dai riflessi argentei. Alla luce della luna Sairel potè notare i
lineamenti di quell'individuo che doveva essere estremamente vecchio .
" Un tempo ormai lontano io abitai qui…in questa terra avevo la mia casa
e la mia famiglia . Non
hai nulla da temere da un vecchio innocuo e malandato, perciò vieni pure a
sederti qui accanto a me e dimmi quale e il tuo nome e cosa ci fai qui con le
tue…amiche."
" Mi chiamano Sairel…Sairel delle farfalle…e anche io abito qui. E' la
prima volta che vengo quaggiù di notte, ma conosco bene queste rovine…per me
non hanno segreti . Prima le stavo ascoltando. Mi dicevano che eri qui anche tu
e che non c'era motivo di avere paura…Ahmed!"
Alcune lacrime presero a scendere dai lucidi occhi del vecchio, facendosi poi
strada fra le profonde rughe che, come solchi, percorrevano il suo scarno volto.
I due rimasero per alcuni istanti in assoluto silenzio e lasciarono che fosse la
commozione di quel momento a calcare la scena. Sull' orizzonte lontano la stella
Sirio brillava ora nel cielo e la splendente farfalla ne assunse la stessa
vivida luce. Poi sembrò svanire rapidissima in direzione della Via Lattea. Per
un istante ai due sembrò che tutte le stelle vibrassero assieme aumentando il
loro splendore. Fu allora che Ahmed la vide comparire di nuovo ad un passo di
distanza dove oscillò sospesa nel vuoto, magnifica nel suo riverbero di mille
colori. Sairel vide il vecchio
alzarsi in piedi e tendere la mano di fronte a sé. La farfalla si diresse
allora rapidamente
a sfiorare appena quelle tremanti dita, per poi calare sulla fronte del piccolo
egiziano, dove
si dissolse con un bruciante brivido. Ahmed chinò il capo singhiozzando e
rimase in ginocchio
a contemplare incredulo le sue nodose dita. Per un attimo aveva trovato
finalmente le sue risposte.
Per un solo istante si sentì finalmente appagato della sua lunga ricerca. Ma
capì che il dono di quelle lontane stelle non era per lui. Guardò verso il
ragazzo in piedi fra un vortice di delicate
farfalle. Fu colpito dalla innocenza di quello sguardo che sembrava comprendere
il suo silenzioso
rammarico .
" Ho cercato a lungo ciò che non poteva essere destinato a me…non mi
sono mai
arreso, ma ne è valsa la pena. Capisco adesso che la saggezza spetta a chi non
è prigioniero
dei condizionamenti e degli umani desideri. La tua innocenza Sairel, è la
chiave che ti consentirà
di conoscere i misteri della vita, come bene supremo " .
Il piccolo egiziano corse a stringere i fianchi del nonno ritrovato e il volo
delle farfalle si chiuse come un abbraccio attorno ai due. Fra quelle rovine
carezzate dalla sommessa luce lunare Sairel si sedette a fianco di Ahmed e
divise con lui il pane cotto da Jasira .
" Sei di nuovo a casa e la nonna ti aspetta…mi ha detto che non aveva
più preparato il pane dal giorno che tu te ne andasti…lei sapeva ."
" E' buono Sairel, come solo sa esserlo il pane che si mangia in famiglia,
dividendolo con chi ti è caro. Jasira è sempre stata speciale. E'stato grazie
al suo sorriso che ho cominciato a comprendere
quanto straordinaria fosse l' avventura della vita, fatta di piccoli
insegnamenti capaci di renderci
grandi. Anche stasera ho imparato una nuova lezione e lei sapeva che la mia
ricerca si sarebbe conclusa qui. La farfalla del mio sogno…eri tu ."
" Non capisco…perché io ? " si stupì Sairel .
" Perché tu credi nei tuoi sogni e loro ti indicano la tua strada, come
fanno le tue farfalle. Cosa vedi nei tuoi sogni, Sairel ? "
" Vedo città bellissime che splendono sotto il sole e monumenti di bianco
calcare dalle forme
mai viste prima, incisi da decorazioni e figure che a volte riesco a capire
senza leggere… e in
quei sogni il mio nome è un altro, che però non riesco a ricordare. "
" Stanotte le stelle mi hanno parlato, ho vagato a lungo per prepararmi a
questo momento e so
cosa devo fare. Dimmi…tuo padre lavora ancora come guardia presso le piramidi
? "
" Sì…mio padre è il comandante della guardia a Giza, ma cosa può fare
lui ? "
" A lui penserò io, tu dovrai fare come ti dirò…questa notte le stelle
hanno scelto te
e tutto il resto non può impedire ciò che sarà ! Ma non c' è tempo da
perdere, fra un po'
Orione transiterà sul meridiano, proprio in direzione del condotto sud della
camera del Re."
I due si diressero verso la piana di Giza passando accanto alla Grande Sfinge,
dove incontrarono
alcune guardie di ronda. Ahmed si avvicinò come se li conoscesse da sempre, si
intrattenne con
loro per qualche minuto e ridendo di gusto tornò verso Sairel .
" Tutto liscio…per un po' fingeranno di non vederci perciò affrettiamoci…non
ho altro denaro
da offrire loro e anche se li conosco da quando sono nati, i servigi che svolsi
per i loro padri
non godranno della loro riconoscenza ancora per molto " .
Proseguirono senza intoppi per alcuni minuti, seguendo nell' ombra il fianco
destro della muta
Sfinge, profondamente eroso dall' acqua delle piogge in una lontanissima epoca.
Giunti in prossimità delle zampe posteriori si intravedeva una lastra di pietra
a protezione di un condotto
che si insinuava proprio sotto il ventre del gigantesco animale dalla testa di
uomo.
" Molte volte ho seguito le gallerie sotterranee proprio qui, sotto la
sfinge e nei miei sogni
proseguono verso la grande piramide…ma in realtà questo cunicolo non porta da
nessuna parte."
disse Sairel al nonno, mentre cominciava a calarsi nello stretto passaggio
accompagnato dalla luce di una piccola torcia.
" Abbi fiducia nei tuoi sogni Sairel…non importa ciò che hai sentito
dire da altri su questi strani monumenti, adesso conta ciò che sai tu ! "
A fatica Ahmed prese a calarsi giù lungo il condotto,
meravigliandosi della rapidità con la quale Sairel proseguiva senza alcun
sforzo e noncurante
dell' aria stagnante che vi si respirava. Col passare del tempo i due furono
costretti a strisciare
letteralmente quasi a testa in giù lungo quello stretto budello, mentre l'
umidità e il sentore di muffa, soffocava i loro polmoni.
" Sarà un po' come rinascere dalle viscere della terra ! "…commentò
con voce rauca il vecchio
Ahmed. Giunsero infine nel punto in cui il cunicolo si interrompeva laddove
erano stati sospesi
temporaneamente gli scavi, di fronte ad una cieca parete di friabile ed umida
roccia.
" E' giunto il tempo delle risposte Sairel , d 'ora in avanti tutto è
possibile…ma dipende da te ! ".
Così dicendo estrasse a fatica, da un sacchetto che teneva appeso al collo, una
piccola candela e
diede fuoco al corto stoppino. Subito l' aria fu invasa da una delicata
fragranza. Nei ricordi
di Sairel profumava come alcuni fiori fra i quali spesso si era sdraiato, nei
suoi remoti prati di sogno. Rimase a guardare la viva fiamma dai riflessi blu,
respirando quell ' intenso aroma.
Nel buio anche il volto del nonno cominciò a dissolversi. Si ritrovò così a
fissare come incantato i riflessi della fioca luce di quella candela, negli
splendenti e profondi occhi di Ahmed. Anche quelle scintille cominciarono ad
espandersi come azzurre nebulose, che lentamente lo avvolsero in una leggera
nebbia. Quando anche questa svanì si ritrovò a guardare, quasi abbagliato, un
corso d' acqua sommerso in cui si riflettevano i tenui bagliori della volta
cristallina. Era come osservare le stelle di un fluido ed insolito cielo. Non vi
era alcuna fonte di luce, fatta eccezione di quella appena percettibile dei
cristalli salini. Sairel distingueva nitidamente la sagoma di Ahmed, poco
distante da lui e vedeva ogni particolare di quell' ambiente, dove ora potevano
circolare in piedi.
" Non avevo dubbi…sarà un viaggio sicuramente straordinario Sairel ed è
giunto il momento di salutarci…solo tu puoi proseguire, il mio compito per il
momento finisce qui ! " . Ahmed salutò con un lungo abbraccio il nipote,
rammentandogli ancora una volta di prestare fede ai suoi sogni. Un attimo dopo
Sairel si ritrovò solo sul ciglio di quel corso d' acqua sommerso, sotto la
millenaria Sfinge.
Il piccolo egiziano si fece coraggio. Affondò fino alle ginocchia in quella
fresca corrente e con
passo sicuro si mosse nell' oscurità. Seguiva i riflessi della levigata volta
sopra di lui, accompagnato solo dal sommesso rimbombo dei suoi leggeri passi.
Procedette ancora a lungo
e senza alcun timore. Tutto gli appariva già conosciuto, come se avesse vissuto
in precedenza la stessa esperienza, ma ogni sensazione era ora più vivida di
ogni suo remoto ricordo. Giunse infine
al punto in cui quel canale veniva convogliato in un basso tunnel, lasciando
appena lo spazio
per fuoriuscire con la testa al di sopra della superficie dell' acqua. Sairel
rimase incerto a lungo
se immergersi per proseguire o ripercorrere i propri passi, ma il richiamo di
quel buio passaggio
ebbe infine la meglio. Prese alcune profonde boccate d' aria per riempire a
pieno i polmoni e si
gettò di slancio sott' acqua. Scivolava velocemente nella totale oscurità
senza incontrare ostacoli
e spinto dalla corrente ebbe la sensazione di percorrere un tratto ben aldilà
delle sue capacità di
nuoto in apnea. Fu allora che iniziò a sentire il bisogno di respirare
nuovamente, ma si accorse
che in quel tratto l' acqua invadeva completamente la galleria, senza
concedergli la possibilità di riaffiorare. Fu colto da un improvviso terrore
che gli fece espellere totalmente ogni minima riserva d' aria e prese a
dibattersi nella spasmodica ricerca di un nuovo respiro. Spalancò la bocca in
un ultimo tentativo di inspirare ossigeno e sentì l' acqua invadergli i
polmoni. La sua lotta non durò
a lungo e la corrente trascinò il corpo ancora per qualche metro, finchè smise
del tutto di dibattersi.
Per un attimo si sentì sospeso in una dimensione irreale, come di un vuoto
infinito e senza consistenza. Improvvisamente fu raggiunto da un intenso
bagliore, una ondata di luce e calore
che emanava dalla farfalla di luce, proprio innanzi ai suoi occhi. Potè
nuovamente proseguire con
una straordinaria sensazione di essere tutt' uno con l' acqua che lo circondava
e si accorse di poter
nuotare sommerso senza bisogno di respirare. Le sue bracciate gli sembravano
più poderose e
avvertiva una potente scossa di energia che emanava ad ogni movimento. Quando
affiorò dove il canale sfociava in un vasto bacino luminescente, nell' emergere
dall' acqua, notò con immenso
stupore di non essere più il fragile ragazzino di cui aveva ancora vivida
coscienza. Se ne stava lì,
incredulo a cercare di comprendere come fosse possibile…le mani, le braccia,
il corpo immerso
fino ai fianchi in quello strano liquido dalle incredibili iridescenze, non gli
erano familiari ma nel contempo gli appartenevano. Poi si lasciò rapire dall'
incanto di quel luogo assolutamente magico,
in cui ogni elemento appariva come la manifestazione concreta di una luminosa e
straordinaria forma di energia. Aveva la sensazione di essere parte di un nucleo
vibrante, sospeso fuori dallo spazio e dal tempo. Intorno a sé percepiva l'
immensità di un vuoto di cui non scorgeva i confini.
Tuttavia fissando lo sguardo in ogni direzione, vedeva emergere dal nulla i
dettagli di un ambiente in continuo movimento e mai uguale a qualsiasi cosa che
avesse conosciuto prima. Era letteralmente disorientato da quella mutevole
visione, quando udì distintamente l'eco di una cristallina risata.
" Ah…Ah…sei giunto finalmente…e credimi, sorrideresti anche tu se
avessi modo di vedere la tua buffa espressione ! "
La limpida voce sembrava provenire da una densa foschia sospesa sulla superficie
sfrigolante del lago sommerso. Oltre quella eterea nebbia, si intravedeva appena
una gigantesca colonna rocciosa che si congiungeva all' ampia volta, splendente
in una infinità di abbaglianti riflessi multicolori. Sairel si mosse in quella
direzione e man mano che avanzava si accorgeva che il fondale diveniva più
basso, consentendogli di uscire dall' acqua. Riusciva ora a distinguere una
figura femminile, parzialmente riversa su di un fianco, proprio al centro di un
piccolo isolotto.
" Ma tu chi sei ?…Che posto è questo ?…E perché mi stai aspettando ?
", esclamò ancora confuso e stupito nell'udire il suo insolito timbro di
voce.
" Ah…Ah…sei proprio sconvolto piccolo Sairel…anche se decisamente non
sei più così piccolo ! Il mio nome è Nikhal…ti ricorda niente ? "
L' egiziano rimase impietrito a contemplare la straordinaria creatura che aveva
di fronte, visibilmente imbarazzato di scoprirsi totalmente nudo.
" Non farci caso !…io stessa come puoi vedere non indosso nulla ! "
, così dicendo la giovane donna si alzò, mostrandosi in tutta la sua
incantevole bellezza. Reclinò morbidamente il capo da una parte e una cascata
di lunghi capelli che brillavano di luce propria le scivolò lungo un fianco,
incorniciando con un luminoso alone quel delicato corpo dalla consistenza quasi
trasparente.
Sairel ricordò solo allora di avere già visto quella figura. Fu nell' attimo
in cui una farfalla di vivida luce si era posata sulla sua fronte in una limpida
notte stellata fra le rovine di Giza.
" Non cercare di spiegarti ciò che sta succedendo Sairel, perché qui le
cose non rispondono ad alcuna delle leggi che conoscevi nel tuo mondo fisico. Tu
ed io avevamo un appuntamento proprio in questo luogo, proprio adesso . "
Nell' avvicinarsi allungò le sottili braccia e si strinse in un caloroso
abbraccio attorno al giovane, mentre i lunghi capelli avvolgevano entrambi come
sottili filamenti di fluorescente seta. Il corpo di Sairel fu pervaso da
straordinarie sensazioni di indescrivibile estasi e una intensa comprensione
dell' eternità si riversò in fondo al suo essere. Fu come se in un solo
istante la sua mente fosse percorsa dai vortici di innumerevoli memorie, ognuna
delle quali lasciava incisa la totale consapevolezza acquisita nel corso di
epoche lontane, che si erano succedute nello scorrere di interminabili cicli di
vita cosmica. Schiacciato dal peso di tanta conoscenza, Sairel si abbandonò
esausto nel magico abbraccio di Nikhal, finchè anche questa svanì come una
visione di sogno. Rimase a lungo coricato in preda ad un pesante sonno e scoprì
paesaggi mai visti, incontrò entità mai conosciute in precedenza, fermandosi a
dialogare senza fare uso della parola. In uno di questi luoghi sconosciuti
vedeva risplendere due luminosi soli in un cielo dai riflessi purpurei, sullo
sfondo di ciclopiche rovine sicuramente millenarie. In vetta ad un maestoso arco
di giganteschi monoliti finemente scolpiti, sospeso nel vuoto e del tutto
incurante della legge di gravità distingueva l' esile figura di Nikhal. Protesa
verso un profondo baratro, stava cantando con una limpida voce cristallina
canzoni che narravano di una remota civiltà della quale non restava più alcuna
testimonianza. Per un attimo avvertì il suo sguardo su di sé e immediatamente
dopo la vide
gettarsi in quel cupo abisso senza fondo. Quando si precipitò per afferrarla e
la perse, avvolta nell' eco della sua melodiosa voce, sentì per la prima volta
pronunciare il suo nome…quello stesso nome che un tempo gli era appartenuto e
del quale non era rimasta alcuna traccia nella sua recente
memoria. Poi lo stesso nero abisso si chiuse attorno a lui.
" Ora tu sai…hai di nuovo trovato il tuo nome ." Si risvegliò con
queste parole fra le braccia di Jasira, i cui profondi occhi insondabili gli
sorridevano complici, nella fresca penombra della
antica casa del Cairo.
" Cosa significa tutto questo…nonna ?…Chi sono veramente io ? "
" Tu sei colui il cui nome non si deve pronunciare… solo tu potrai farlo,
quando sarà necessario.
Quel nome ti fu assegnato assieme al tuo destino in una era lontanissima…all'
epoca del primo tempo…durante il quarto ciclo. Dovrai tenerlo nascosto Sairel…il
tuo nome è la chiave che può svelare ogni mistero irrisolto, è il veicolo che
ti permetterà di essere in ogni luogo ed in ogni
tempo…kheper lo aveva predetto ! "
" Ho visto cose incredibili Jasira e anche io non ero più lo stesso…ero
grande, parlavo lingue sconosciute…e poi Nikhal…l' hai vista anche tu ?
" .
" I prodigi cui hai assisto hanno valore solo per te figliolo, sforzati di
rivedere ogni dettaglio di
ciò che hai vissuto mentre dormivi nel sarcofago della Camera del Re…forse
impiegherai anni
per ricordare ogni cosa che hai vissuto la scorsa notte ! " .
" Ma non capisco…Ahmed ed io eravamo assieme in una galleria sotto la
Sfinge…poi ha acceso una candela…e poi…poi…" .
" Sairel… Sairel… abbiamo convinto tuo padre e ottenuto il consenso a
portarti all' interno della Grande Piramide…è stato la sera in cui sei
rimasto a casa mia, dopo che ti eri addormentato mentre preparavo i tuoi
biscotti preferiti. E' stato il regalo per il tuo compleanno, ricordi ?…
Desideravi tanto trascorrere almeno una notte nella Camera del Re ! "
" Vuoi dire che è stato solo un sogno ?…Ma era tutto così vero ! "
" Ah , Ah …altrochè se hai sognato, sono rimasta al tuo fianco tutta la
notte durante il solstizio d' estate…e tu non hai fatto altro che agitarti e
ronfare per tutto il tempo ! " .
" Ma... Nikhal …Ahmed...il segreto delle Piramidi…la civiltà scomparsa
di…"
" No Sairel…non parlarne mai con nessuno fino al giorno in cui tutto
questo avrà un senso…ma tu non smettere mai di avere fede nei tuoi sogni…non
smettere mai di ascoltare le tue farfalle ! " .
Quella fu l' ultima volta che Sairel trascorse una giornata in compagnia della
nonna. Dopo l'insolito risveglio di quella mattina suo padre giunse a casa di
Jasira e gli consegnò un magnifico regalo per il suo settimo compleanno. Fu
davvero una splendida giornata di festa e Sairel si divertì tutto il giorno
facendo volteggiare nell' azzurro cielo di Giza un sofisticato modello di
aliante radiocomandato.
Trascorsero gli anni della giovinezza, durante i quali Sairel si allontanò
dall' Egitto per
completare i suoi studi. Visse a lungo negli Stati Uniti dove imparò a
progettare velivoli ultraleggeri e si stabilì in Italia dove entrò a far parte
di una equipe internazionale di ricercatori per lo sviluppo di nuove macchine
aeronautiche. Le sue felici intuizioni in campo aerodinamico avevano spesso
condotto a risultati impensabili nella progettazione di velivoli innovativi e
sistemi di propulsione a dir poco originali. Le sue creazioni sfidavano ogni
legge fisica e aprivano nuovi orizzonti alla ricerca aerospaziale. Era da tempo
impegnato nello studio di un prototipo di jet militare alimentato da energia
elettromagnetica, quando incontrò la donna che in seguito sarebbe diventata sua
moglie e la madre di sua figlia. Si erano conosciuti durante una cena di lavoro,
alla ricerca di nuovi finanziamenti che potessero sostenere il suo ultimo
progetto. Lei lo aveva colpito con la sua fresca semplicità e per la serena
trasparenza dei luminosi occhi, verdi come un prato di sogno.
Dopo quella sera una strana ansia aveva preso a manifestarsi nella vita di
Sairel. Si accorse solo allora che viveva circondato da un gran numero di
persone che lo stimavano per le sue qualità professionali, alle quali però non
erano mai interessate le sue doti umane. Col tempo aveva rinunciato persino ai
suoi sogni. Preso come era dalla rigorosa ricerca scientifica, si era lasciato
trasportare dai ritmi innaturali delle metropoli in cui si era alienato. Aveva
così dimenticato l'incanto dei giorni lontani in cui era vissuto libero al
Cairo.
Sempre più spesso nel poco tempo che riusciva a ritagliare per sé, si recava
nel piccolo borgo di campagna fuori dalla portata del chiasso della grande
città, dove aveva conosciuto quella giovane donna. Lei gestiva assieme alla
famiglia una piccola azienda agrituristica, dove si respirava una atmosfera
pacata, quasi indifferente dei mali che affliggevano le affollate metropoli.
Nelle limpide serate estive lei lo intratteneva leggendo alcuni suoi racconti,
spesso ispirati alla tradizione delle popolazioni che avevano vissuto lavorando
duramente ma anche apprezzando la bellezza di quella terra ricca di risorse
naturali. In quelle notti Sairel era tornato a scoprire la magia delle stelle
che brillavano intatte nel cielo terso. Poteva distinguere chiaramente la
costellazione del Leone sorgere sotto la sagoma dell' Orsa Maggiore e spostando
lo sguardo verso oriente, vedeva risplendere Orione al di sopra della
luminosissima Sirio. Lui le raccontava le antiche leggende che Jasira, scomparsa
ormai da alcuni anni, gli aveva tante volte narrato fra i fiori dell' orto in
Egitto.
Fu così che Sairel riscoprì tutto ciò che la nonna gli aveva insegnato sui
fiori e su certe particolari piante dalle quali era possibile estrarre princìpi
attivi utili alla salute dell' uomo. Insegnò alla sua compagna a coltivare e a
curare una varietà incredibile di delicati fiori, che poi impiegavano per la
preparazione di medicamenti ma anche di sostanze aromatiche e decorazioni.
Nel corso di poche stagioni Sairel e la sua compagna avevano creato una nuova
attività produttiva per l' azienda e l' egiziano fu accettato da tutti come un
nuovo elemento della famiglia…di lì al matrimonio fra i due, il passo fu
breve. Ristrutturarono un vecchio edificio in disuso accanto ad un
limpido canale, poco fuori del borgo e impiantarono un fitto boschetto di
essenze pregiate che in pochi anni divennero grandi alberi dai coloratissimi
fiori e in primavera riempivano il paesaggio di profumi finissimi , rilucendo
sotto il sole. Sairel sentiva di avere ritrovato in quel clima di amore
e tranquillità lo stesso incanto per la vita che gli era appartenuto da
bambino.
Quando nella sua vita giunse anche la figlia, che chiamarono Nikhal, il ricordo
dell' ansia dei giorni vissuti nella solitudine della città scomparve
definitivamente. Col tempo fu invaso da un bisogno interiore di stringere
rapporti più intimi con la natura da cui era circondato. Faceva lunghe
passeggiate sotto il sole nelle ore del primo pomeriggio, quando per via del
forte calore le campagne risultavano abbandonate dalle attività degli uomini.
Trascorreva ore nella muta contemplazione dei campi coltivati, dei bellissimi
prati e delle distese di girasoli, sempre mutevoli col passare dei lunghi giorni
d' estate. Alcune volte rimaneva ad ascoltare assorto la voce del vento e allora
cedeva all' impulso di correre veloce lungo l' argine del canale, dove ogni suo
ricordo si spegneva nei luccicanti riflessi del sole sulle onde increspate da
quella tiepida brezza. Lasciava che i suoi pensieri volassero alti fra le ali
dei falchi, veleggiando a spirale nel profondo blu di quel cielo e godeva della
magica vista delle nuvole dai fiammeggianti colori che incorniciavano
l'orizzonte al tramonto.
Un pomeriggio condusse con sé Nikhal nei pressi di un prato fiorito, proprio ai
margini del fitto bosco animato dal ronzio delle api intente a raccogliere il
nettare dei fiori. Da alcuni giorni era possibile assistere ad uno spettacolo
emozionante, laddove una varietà di multiformi farfalle danzava lieve fra i
colori dei fiori.Voleva mostrarle quello spettacolo unico.
" Ti piacciono ? " , le aveva chiesto inginocchiandosi di fronte ai
suoi occhi.
" Da matti ! " , aveva risposto con un ampio sorriso Nikhal.
" Allora diglielo…di loro che ti piacciono da matti…dai…dillo !
", la esortò Sairel.
" Mi piacete tantissimo…farfalline ! "
" Guardale bene Nikhal…c'è n'è una che ti piace di più ? "
" Sì…quella arancione , è del mio colore preferito ! "
" Allora diglielo…vedrai che ti volerà addosso ! "
Sairel rimase per un attimo ad interrogarsi sul motivo di quella sua spontanea
affermazione, mentre Nikhal pronunciava timidamente la sua dichiarazione alla
piccola farfalla. Immediatamente dopo entrambi rimasero senza fiato quando
questa si sollevò in volo da pochi passi di distanza, per posarsi poi sulla
sottile striscia di cuoio blu del sandalo destro della bambina. Rimase lì a
farsi ammirare, aprendo ritmicamente le ali per alcuni secondi, finchè Nikhal
mosse il piede ridendo.
" Visto ?…ti avevo detto che ti avrei mostrato qualcosa di speciale !
"
Da lontano si udì la voce della madre che li richiamava e Nikhal corse a casa
passando oltre il margine della strada. La piccola si divertiva a calpestare i
sottili gambi di paglia scricchiolanti, che emergevano dal terreno dopo la
mietitura del grano. Sairel era rimasto in piedi nei pressi del prato e guardava
in lontananza quella vivace moltitudine di farfalle. Un ' improvvisa folata di
vento lo investì, ridestandolo da quel sogno ad occhi aperti.
" Papà…cosa stai facendo ? " Nikhal lo aveva visto portare la mano
destra sotto gli occhi,
come per asciugarsi alcune lacrime.
" Niente , piccola…niente…stavo solo ascoltando ! "
Sairel si girò un' ultima volta verso il prato fiorito e si aprì in un
luminoso sorriso, alzando le mani davanti a sé come per salutare qualcuno.
" Cosa ascolti papà…io non sento niente ! "
" Una voce Nikhal…un canto sospeso nel vento ! "
Raggiunse la figlia nel campo, la sollevò fra le braccia e assieme si diressero
di corsa verso casa.
Quella notte i sogni tornarono a illuminare il cammino dell' egiziano,
riportando nella sua vita
l' incanto e la magia dei fantastici paesaggi che credeva perduti per sempre.
In quei sogni trovava le risposte ai propri interrogativi e col tempo, così
come aveva predetto Jasira, cominciò a ricordare. Assieme ai ricordi tornarono
a frequentarlo anche le sue amiche farfalle, le stesse che quel pomeriggio gli
avevano parlato nel vento…
" Bentornato…Bentornato Sairel delle farfalle ! "